Di nuovo un naufragio, ancora morti a Lampedusa, sembra che l’immigrazione debba sempre essere legata alla tragedia, così Mariagrazia Gerina apre il dibattito
Nuovi italiani e diritti di cittadinanza.
Marco Pacciotti, coordinatore Forum immigrazione PD, ricorda la drammaticità dei numeri, le decine di migliaia di dispersi fra coloro che non possono arrivare attraverso altri canali che quel tratto di mare, si tratta di quelli che diventano poi rifugiati politici, e che a dispetto dei toni sentiti durante il precedente governo “tsunami, invasione, esodo biblico” sono un numero contenuto, fra i 30 e i 50mila. Punto dirimente è l’inquadramento delle politiche di accoglienza in un contesto europeo, se siamo la sponda Sud dell’Europa, va rivisto il trattato di Dublino, mentre in ambito nazionale serve una legge organica sull’asilo politico che in Italia non c’è.
In un Parlamento che non è cambiato, la vecchia maggioranza PdL-Lega ritrova compattezza nelle Commissioni, formando un asse culturale che non ha solo valenza simbolica, ma denuncia un’ idea di sviluppo e di società, evidenzia un discrimine con la sinistra che è culturale prima che politico. “Quando saremo al governo il tema della cittadinanza sarà primario, come il tema dell’allargamento del diritto di voto e dell’eleggibilità. Allargare la rappresentanza rafforza la società, perché chi non vota conta meno di chi vota. I diritti sono negati perché non c’è piena rappresentanza politica, abbiamo già rappresentanze nella scuola, nei Sindacati, nel mondo del lavoro, bisogna superare la soglia delle Amministrazioni pubbliche attraverso il voto che rapidamente porterà cambiamento nel Paese”.
Il punto sul tema del lavoro lo fa Vera Lamonica, Segretario generale CGIL Calabria: “non c’è modo di entrare in Italia a cercare lavoro. Con la situazione mondiale che vede crescere le diseguaglianze, la migrazione è e sarà fenomeno strutturale. Il cambio del governo ha cambiato il clima del Paese, siamo lontani dalla vergogna dei richiami della Corte di Strasburgo, si prova a ragionare, ma l’accordo con la Libia non è cambiato, e la soluzione per affrontare una migrazione tutto sommato di numeri piccoli va cercata attraverso accordi bilaterali e dialogando con l’Europa, che ha registrato fortunatamente lo stesso cambio di clima. Il lavoro degli immigrati è ancora sfruttamento e irregolarità, ma anche qualche bella esperienza di integrazione. Qualche dato concreto: il governo Monti ha cancellato la norma che prevedeva il ritorno a una situazione di irregolarità dopo sei mesi per chi perde il lavoro – e il lavoro regolare al Centro-Nord lo perdono anche gli immigrati con la crisi economica-, e ha finalmente recepito la normativa europea che prevede la possibilità di denuncia del datore di lavoro da parte dei lavoratori irregolari, aprendo di fatto una strada alla richiesta dei permessi di soggiorno. La stima di 500-750mila lavoratori irregolari è un problema anche per i lavoratori italiani, il lavoro senza diritti porta a una riduzione dei diritti per tutti.
Va rovesciato il racconto che in questi anni si è fatto di questo fenomeno, smentito il luogo comune che gli immigrati sottraggano lavoro agli italiani, non solo perché svolgono occupazioni che gli italiani non vogliono, ma anche perché il lavoro degli immigrati, prevalentemente giovani quindi “popolazione attiva” fa crescere il Pil e prende meno prestazioni sociali. Insomma, oltre ad accrescere la ricchezza del Paese, ci stanno pagando le pensioni.
Khalid Chaouki è responsabile dei Nuovi Italiani all’interno del Forum Immigrazione PD: “Dal punto di vista culturale il passaggio è stato dalla paura alla confusione. L’Istat ci fornisce dati contraddittori: il 71% degli italiani è favorevole alla cittadinanza ma il 60% non vorrebbe immigrati vicino a casa. La paura è dovuta alla crisi, e in questa situazione è certo più facile parlare di cittadinanza ai minori, ma mi sarei aspettato di più da questo governo. La riforma della cittadinanza non è un favore agli immigrati ma all’Italia perché libera nuove energie, un governo europeista che immagina l’Italia di domani non può farlo senza garantire il diritto alla cittadinanza, così come alla mobilità sociale anche per gli immigrati. Abbiamo la grande responsabilità di essere fino in fondo credibili, inserire questo tema al centro del dibattito pubblico, portarlo come priorità del PD alla prossima legislatura.
La sfida forte di noi seconde generazioni è trovare una sintesi fra le identità, chi riesce in questo percorso avrà una marcia in più, e l’Italia ha tutto da guadagnare a velocizzare il processo di cittadinanza dei talenti. La sfida del Forum Immigrazione del PD è stata cercare uno spazio comune di interazione, sperimentando una condivisione e uno scambio non solo sui temi legati alla migrazione, mettendoci alla pari, servendo da stimolo per gli esiti di questa battaglia non solo davanti alla comunità di provenienza, ma alla società tutta. Ci sono già tanti nuovi italiani nella vita politica e nelle amministrazioni, serve un maggior protagonismo, e una sorta di operazione verità che racconti l’Italia com’è, e su questo va denunciata la poca attenzione dei mezzi di comunicazione. Avere uno spazio alla Festa Democratica nazionale non è poco, l’esperienza del bar che il Forum Immigrazione ha gestito insieme a volontari anziani è stata molto positiva. I prossimi tempi ci metteranno alla prova, io credo che il PD saprà interpretarli al meglio”.