Cosa si propone di fare il PD per la saluteAgostini. Da tempo abbiamo lanciato l'allarme della situazione della salute in Italia. Abbiamo speso un giudizio critico sui tagli imposti dalla spending review che ci spingeva di fatto verso l'utilizzo della sanità privata. Non era e non è possibile accettare tagli lineari e trattare nello stesso modo tutte le Regioni che hanno situazioni e comportamenti diversi. Abbiamo contribuito a migliorare la spending review e proveremo a farlo con il nuovo decreto al vaglio del governo. Serve una vera rete del territorio e per fare questo servono delle risorse e il coinvolgimento forte delle realtà locali e territoriali. Pensiamo sia necessario recuperare un confronto tra tutti gli attori della sanità nel territorio: la sanità è un patto tra cittadini e tutte le forze sociali e non si può migliorarla alimentando le conflittualità.
H24 dell'articolo 1 del decreto è un'invenzione giornalistica o no? Il decreto “per lo sviluppo legato alla salute” è davvero un investimento anche l'economica del Paese?Balduzzi. Il decreto non è un annuncio o un manifesto ma una norma chiara. La sfida che affrontiamo non è nata oggi ma già nei piani sanitari nazionali. Una norma che serva a mettere in moto un percorso e che si basa nella figura del ruolo unico e che elimina tanti contenziosi e perdite di tempo. Probabilmente l'aggregazione funzionale e territoriale dei medici potrà essere fatta attraverso precisazioni normative che introdurremo ma sempre con le risorse esistenti. Non pensiamo siano necessarie ulteriori risorse: a nostro giudizio gli investimenti saranno possibili senza risorse aggiuntive e verranno sostenuti attraverso ciò che le Regioni risparmieranno con la spending review e la riorganizzazione ospedaliera. Sviluppo e salute possono essere coniugati: la salute già di per sé promuove lo sviluppo, tocca a noi aggiungere ulteriori margini di miglioramento. Non esistono asticelle per apportare migliorie in Parlamento, tutti gli arricchimenti al decreto saranno ben accetti.
Marino. Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e, in questo decreto, vedo già dati positivi come la non riduzione delle risorse. Trovo però incoerenza tra il principio di avere la garanzia di un'assistenza continua attraverso la valorizzazione dei medici di medicina generale e il mancato aumento delle risorse. Ci vuole davvero una fase di riorganizzazione che richiede un investimento iniziale. Un processo culturale che richiede tempo e soldi. La mia idea è quella che, durante la crisi, dovunque in Italia chiediamo tra un sistema sanitario più efficiente e l'acquisto di aerei F35, non ci siano dubbi. Nel decreto però considero la politica sull'intramoenia un fallimento: ci può essere una sanità pubblica e privata ma non può mancare la continuità di cura.
Come PD abbiamo una grande responsabilità: di tutte le bambine che nasceranno quest'anno, una su due raggiungeranno 100 anni, a Napoli 1 bambino su 5 è obeso. Potrei fare altri esempi per dire che occorre ragionare molto di più sugli stili di vita, prevenzione e diagnosi. Per la salute rappresentano un capitolo fondamentale.
Errani. Voglio fare due considerazioni oggettive: 1) il Paese ha un sistema tra i migliori nel mondo e spende meno rispetto ai paesi più avanzati. Dire diversamente significa mentire; 2) la sanità è un sistema che può essere governato solo attraverso la cooperazione leale tra governo, regioni e comuni. Senza questa cooperazione non si va da nessuna parte. Ciononostante il governo ha fatto un'altra scelta ovvero quella di decidere unilateralmente attraverso la spending review e il suo taglio lineare al sistema sanitario. Una norma nata da una base conoscitiva sbagliata e con un metodo solo ragionieristico. Tra il 2010 e 2014 la riduzione della spesa sanitaria sarà pari a 21 miliardi di euro. Questi sono i piedi d'acqua in cui siamo. La parola chiave in questo Paese non è competenza ma cassa! La riforma della sanità non si può fare attraverso un decreto legge. Cosa ha capito il cittadino da questo decreto? Che ci sarà un ambulatorio h24 in Calabria? Non è vero! In questa regione il processo di miglioramento del sistema sanitario è iniziato anni fa e tutto questo è costato tanto. Non c'è mago Merlino che risolve le cose e non si possono chiudere gli ospedali. Al decreto manca il procedimento, non ha senso aspettare il 2015 per fare una convenzione. Riscriviamo l'articolo 1 per lo stimolo alla medicina generale, correggiamo il governo clinico, diamo risorse e mettiamo tutto il decreto nel Patto della salute altrimenti c'è il rischio di default per tutte le regioni italiane già a partire dal 2013. Non si può fare una riforma della salute a zero euro.
Fontanelli. Il sistema pubblico è estremamente stressato. Stante il quadro di difficoltà economica internazionale, i tagli alla sanità di 21 miliardi e la possibilità di commissariamento delle unità locali, la via più giusta per noi del PD sarebbe stata trovare, in uno sforzo generale, un metodo per razionalizzare il sistema attraverso il confronto tra le parti. La decisione unilaterale del governo non è stata la risposta giusta. Serve un disegno complessivo di riorganizzazione del sistema e non procedere a pezzi. Serve maggiore omogeneità del sistema. Le parole d'ordine per riformare il sistema della salute sono trasparenza, responsabilità ed efficienza. Accogliamo la disponibilità del ministro per la riscrittura dell'articolo 1 del decreto come un passo avanti verso il miglioramento.
Andrea Draghetti
Foto di Gianni Santandrea