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Rassegna stampa

Bersani: umiliati nell`Ue, il premier ora deve lasciare

il Mattino

Rilanciato il governo di transizione: «Quelló in carica ha mentito sulla crisi»
Tanto per cominciare; gli altoparlanti suonano Va` Pensiero. Qualche distratto per un attimo si smarrisce: «È la Festa del Pd o un`adunata leghista?». Poi sul palco arriva Bersani, che spiega e insinua: «Dobbiamo riprenderci parole come libertà, canti come il Va` Pensiero». E, sembra di capire, anche idee e valori che nei tempi sono appartenuti ad altri: «Siamo un partito di riformatori, di autonomisti, di patrioti. Un partito popolare del secolo nuovo». L`ascoltatore distratto torna a smarrirsi. La Festa Democratica Nazionale si chiude nella piazza principale di Pesaro. E la cosa più importante che manda a dire è il richiamo a un`altra pizza. Una qualunque di Roma, piuttosto spaziosa: «il 5 novembre ci faremo una manifestazione nazionale, dobbiamo impegnarci e mobilitarci» esorta il segretario del Pd. Una manifestazione «a sostegno dell`Italia e della necessaria svolta politica». In altre parole: per mandare a casa Berlusconi e preparare il dopo. C`è un j`accuse contro il governo, nel discorso di Bersani, lungo venti minuti scanditi da rabbiosi applausi della piazza. Succintamente: «Hanno occultato la crisi aggravandola con politiche ,dissennate»; «Si sono occupati, notte e giorno, dei fatti loro e non dei fatti degli italiani». E poi: «lesioni alla coesione nazionale», divaricazione fra nord e sud, disastri nella scuola e nella cultura, eccetera eccetera eccetera. Valga come sintesi: «Ci costringono all`umiliazione di essere guardati dal resto del mondo come una zavorra». Il sole picchia duro sul palco. Bersani suda e alza la voce. Ci sono mille altre ragioni per andare a Roma il 5 novembre: «Abbiamo delle cose da dire e ci devono ascoltare». E non solo: «Siamo il primo partito del Paese». C`è l`ha con i «prudenti commentatori» che non ammettono ciò che il Pd ripete da mesi, e cioè che per ridare fiducia agli italiani e «non buttare al vento i loro sacrifici» c`è un`unica soluzione: «Berlusconi deve togliersi di lì o ci porterà a fondo. Arrivare al 2013 così sarebbe un disastro». Che poi è il punto che informa il resto. Sia le possibili soluzioni temporanee: «Un governo di passaggio più credibile davanti all`opinione pubblica nazionale e internazionale». Sia quelle future: «Ho in testa un nuovo Ulivo, con Sel, Idv, Verdi, e patti molto chiari fin dall`inizio». Senza reciproci dispetti («chi non è disposto a rispettare gli alleati può andare per i fatti suoi») e senza preclusioni al dialogo coi moderati (Udc e Fli) «che non sono di centrosinistra, ma che non si riconoscono nel modello plebiscitario e vogliono lavorare per una ricostruzione del Paese». Oltre a un po` di nomenklatura, sul palco e in piazza ci sono volti da copertina. Carla Fracci, che va pure al microfono. La madre di Valentino Rossi che porta al segretario i gadget del figlio. C`è anche, invisibile ma palpabile, lo spettro di Filippo Penati. Mai citato dal segretario chela mette sui principi generali: «L`onestà e la trasparenza sono un impegno ineludibile che riguarda anche noi. Siamo diversi non per cromosomi, ma per scelta politica ,e civile». Però attenzione a chi esagera con gli attacchi: «Chi fa circolare contro di noi teoremi assurdi o leggende metropolitane, chi aggredisce con calunnie l`unico partito nazione che fin dalla sua nascita ha un bilancio certificato si prende una denuncia e rischia dei danni». Infine, sempre a proposito di questione morale, qualche promessa solenne: nessun ostacolo alla magistratura, codici-e regole interne ancora più stringenti. E sempre un passo indietro: «Che se il Cavaliere avesse fatto uno per ogni inchiesta in cui è coinvolto sarebbe già arrivato da Roma ad Ancona».
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