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Rassegna stampa

E Bersani annuncia: i1 5 novembre porto il Pd in piazza per la svolta»

Avvenire

Manifestazione nazionale il 5 novembre a Roma «a sostegno dell`Italia, delle nostre idee dell`Italia e della necessaria svolta politica». Lo annuncia il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nel suo intervento conclusivo alla festa del partito di Pesaro. Sono diversi i fronti su cui Bersani interviene. Non ultimo quello su cui riceve la punzecchiatura del pidiellino Maurizio Gasparri («Vada a fare il riformatore a Sesto Sari Giovanni»). «Attenzione. Noi la critica l`accettiamo, l`aggressione no», dice Bersani a proposito delle vicende giudiziarie che hanno toccato esponenti de Pd, da ultimo l`ex coordinatore della sua segreteria ed ex sindaco della città Lombarda, Filippo Penati. «Chi fa circolare questi teoremi assurdi o leggende metropolitane, chi aggredisce con calunnie l`unico partito che fin dalla nascita ha un bilancio certificato, si prende una denuncia e una richiesta di danni. Non passerà il tentativo di metterci tutti nel mucchio. Se Berlusconi facesse un passo indietro per ogni inchiesta che lo coinvolge sarebbe arrivato da Roma ad Ancona» ironizza. Bersani comunque non minimizza i problemi e garantisce alla platea dei militanti democratici che il Pd si doterà «di codici interni e regole ancora più stringenti», si impegnerà per una «legge sui partiti» e per il «no ai doppi incarichi». Il segretario dice che va «rinsaldato un concetto di onestà e trasparenza della politica. Un impegno ineludibile. Perché noi siamo noi. Diversi non per cromosomi ma per scelta politica e civile». Bersani ricorda quindi le figure di Angelo Vassallo e di Mino Martinazzoli, scomparso domenica scorsa. «Ma quando si parla di queste cose lasciatemi richiamare anche Enrico Berlinguer. Solo un poco», aggiunge. E dalla piazza arriva un fragoroso applauso. Sul versante dei possibili sbocchi dello scenario politico Bersani è aperto a diverse soluzioni. «Se non si è disposti a un percorso nuovo, si anticipi l`appuntamento elettorale». Dunque, alle urne nel caso in cui Berlusconi non dia «disponibilità» a «togliersi di lì o ci porterà tutti a fondo» e fare spazio a un esecutivo di transizione. Perché, ha detto il leader del partito di opposizione, «non ci si dica che si può andare avanti così fino al 2013».
Intanto lui dice di lavorare a un patto di centrosinistra - un «nuovo Ulivo», discutendo con Sel, Idv, socialisti e ambientalisti dal quale possa partire «un largo appello a tutte le forze moderate, che non si  ritengono di centrosinistra, ma che intendono fare i conti con il modello plebiscitario e lavorare per una ricostruzione del paese su solide basi costituzionali». Per Bersani «chi è motivato in questo senso può discutere con noi in modo aperto. Chi vuole veramente voltare pagina da Berlusconi e dalla Lega e aprire un cantiere di riforme, non può pensare di prescindere dal Partito democratico. Sarebbe un`illusione», ha concluso. 
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