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Rassegna stampa

«Tocca a noi» Bersani prepara la piazza

il Riformista

Il leader a Pesaro. «Sulla questione morale accettiamo critiche, ma non aggressioni»
La rivendicazione orgogliosa - «siamo già il primo partito, adesso tocca a noi» - arriva nel bel mezzo di un intervento in cui trovano spazio Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso l`anno scorso, e Mino Martinazzoli, l`ultimo segretario della Dc scomparso la settimana scorsa. E, «lasciatemelo dire» - scandito tra gli applausi della Piazza del Popolo - «anche Enrico Berlinguer». Nel discorso con cui ha fatto calare il sipario sulla festa nazionale del Pd (un milione di visitatori, 2.500 volontari) che s`è svolta a Pesaro, Pier Luigi Bersani ha aggiornato la rotta dei Democratici. A cominciare da una data, che nel calendario dell`opposizione è già cerchiata con la penna rossa: 5 novembre 2011. Per quel giorno il Pd convocherà a Roma una manifestazione nazionale «a sostegno dell`Italia, delle nostre idee per l`Italia e della necessaria svolta politica». Torna la teoria della "spallata" di piazza? «Non si può andare avanti così fino al 2013», scandisce Bersani chiedendo per l`ennesima volta le dimissioni del presidente del Consiglio. E ancora: «Berlusconi deve togliersi di lì o ci porterà a fondo». In cima ai suoi desiderata, ufficialmente, c`è soltanto il voto («Se non si è disposti a un percorso nuovo, si anticipi l`appuntamento elettorale»). Ma la disponibilità del Pd a un governo d`emergenza nazionale rimane sul tavolo. «Non si può raccontare agli italiani né al mondo che chi ci ha portato in questa situazione può davvero tirarcene fuori. Siamo pronti a discutere di una transizione che sia affidata a un governo più credibile». La gente che riempie la piazza principale del centro storico pesarese applaude il segretario, circondato dai big del partito. «La manovra è ingiusta perché colpisce chi ha di meno». Applausi, che si moltiplicano quando Bersani invoca «una sessione parlamentare straordinaria, che prenda decisioni su privilegi e costi della politica», che cancelli «vitalizi, doppi incarichi, servizi immotivati». È il tema dei costi della politica il passpartout con cui Bersani arriva, senza mai pronunciarlo, al caso Penati. L`obiettivo del Pd, premette, è quello di «rinsaldare un concetto di onestà e trasparenza della politica, un impegno ineludibile che riguarda prima di tutto noi». Perché noi, aggiunge, «siamo noi diversi non per cromosomi, ma per scelta politica e civile». E le inchieste sull`ex presidente della Provincia, che hanno finito per portare il Pd al centro del mirino? «Le critiche le accettiamo, l`aggressione no. Non accetteremo bufale o leggende metropolitane o teoremi assurdi su di noi», dice evocando anche l`intervista al Fatto con cui Fabio Mussi ha gettato qualche ombra sul congresso dei Ds del 2001 (che si svolse proprio a Pesaro). «E non passerà il tentativo di metterci tutti nel mucchio». E la costruzione dell`alternativa? Il segretario del Pd rinnova l`appello ai moderati. A tutti coloro «che non si ritengono di centrosinistra, ma che intendono lavorare per una ricostruzione del paese su solide basi costituzionali». Ma l`obiettivo di breve periodo è quello di delinerare il perimetro del nuovo Ulivo. «Meccanismi simili all`Unione - si sgola dal palco - non ne faremo più. Il patto dovrà essere ben solido e avvenire fra soggetti che si rispettano». Ovviamente Bersani pensa anche all`Italia dei valori. Al partito guidato dallo stesso Antonio Di Pietro che, poco prima che il leader pd prendesse la parola, ha scritto su Facebook: «Quando ci saranno le primarie del centrosinistra, io mi candiderò. A Vasto ci sarà un confronto tra me, Bersani e Vendola. Sarà un primo momento importante per chiarire molte cose».
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