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Rassegna stampa

Bersani: siamo disponibili a un esecutivo di transizione

il Sole 24 ore

«Berlusconi deve togliersi di lì o ci porterà ,a fondo. Adesso tocca a noi. Siamo già il primo partito del Paese e ci attende un compito non da poco: la ricostruzione dell`Italia». E ancora: «Non avremmo dovuto subire l`umiliazione di essere guardati come avviene in queste ore come una zavorra, come il rischio più grave per l`Europa». Dal palco della festa nazionale di Pesaro, nel discorso conclusivo, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lancia il suo avviso di sfratto al centro-destra da una parte e rassicura il suo elettorato scosso dall`instabilità politica dall`altra. Non a caso quello che traccia Bersani di fronte alla sua platea è quasi un programma di governo (dal lavoro alla scuola alle riforme economiche), e sul fronte delle alleanze avverte che non si ripeteranno gli errori del passato: «Meccanismi simili all`Unione non li faremo più: il patto dovrà essere ben solido e avvenire fra soggetti che si rispettano». Poi il messaggio al mondo politico, colleghi dell`opposizione in primis: «Confermiamo la nostra disponibilità a discutere di un passaggio, di una transizione che sia affidata a un governo più credibile davanti all`opinione pubblica nazionale e internazionale. Credibile per discontinuità, per autorevolezza, per programma equo ed efficace di stabilizzazione». Un governo che insomma «possa reggere l`emergenza, dare il tempo per la riforma elettorale e portarci a un confronto elettorale con nuovi protagonisti, nuove idee e, finalmente, con uno sguardo al futuro». Sono parole che non a caso suonano molto simili a quelle pronunciate quasi contemporaneamente da Pier Ferdinando Casini a Chianciano. L`ultimo ampio confronto tra i due leader c`è stato lo scorso mercoledì, il 7 settembre, di ritorno dai funerali di Mino Martinazzoli. E i contatti tra Pd e Udc si sono intensificati nelle ultime ore. La sensazione che la situazione politica stia precipitando ha fatto tornare d`attualità, in entrambi i poli, l`ipotesi di una governo tecnico o di transizione che dir si voglia. Da un lato la crisi dei mercati, dall`altro la "bomba" che tutti si aspettano arrivi a breve dalle intercettazioni sul caso Tarantini. Con l`indiscrezione di alcune frasì pronunciate dal premier che coinvolgerebbero la Cancelliera tedesca Angela Merkel e che, se confermate, potrebbero causare una seria crisi diplomatica. Da qui la fibrillazione nel Pdl e l`attivismo nell`opposizione. Da parte sua Bersani fa sapere che il Pd è pronto. Anche a prendersi responsabilità di Governo ove si raggiungesse un accordo tra i principali partiti per un governo appunto di transizione. Oppure - chiarisce - meglio le elezioni di questa lenta agonia. «Non si può arrivare così al 2013. sarebbe il disastro. Se non si è disposti a un percorso nuovo si anticipi l`appuntamento elettorale. Sento finalmente qualche voce autorevole, Confindustria e non solo lei, che allude all`esigenza di un passo indietro. Ma non abbiamo più tempo per le curve larghe, non l`avevamo nemmeno sei mesi fa». Quanto alla manovra bocciata in quanto «chiede soldi a chi non li ha» e «ricade sull`occupazione con l`azzeramento degli investimenti e l`assenza totale di misure per la crescita» - il Pd è disponibile a contribuire con le sue proposte (risparmi nella PA e risorse da rendita e patrimoni), ma se alla Camera non si cambia si rischia di «essere daccapo il mese prossimo». Poi la proposta di una sessione parlamentare sui costi della politica per dire basta a vitalizi, doppi incarichi, privilegi e iniziare gridare credibilità alla politica. Una credibilità che passa ovviamente per la questione morale, e al nome di Enrico Berlinguer la folla in ascolto scoppia in un boato che assomiglia molto a un rimpianto. Bersani non nomina Filippo Penati. Ma chiarisce che il partito è disposto ad accettare le critiche ma non le aggressioni. «Ai teoremi assurdi e al tentativo dimetterci nel mucchio reagiremo con le denunce».
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