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La vita: istruzioni per l'uso

Simona Ercolani intervista Nicola Piovani

nicola piovani  nicola piovani, pesaro
Le interviste della Redazione web:
L'arte è libertà

Piazza del Popolo vive ancora delle bandiere che hanno sventolato durante l’intervento di Pier Luigi Bersani. L’angolo del Nerocaffè è il posto dove abbiamo incontrato il Premio Oscar Nicola Piovani per fargli alcune domande.

Come è nata la sua passione per la musica? 
“Non lo so. Ho sempre fatto musica. Da bambino con la fisarmonica poi il pianoforte. In modo amatoriale nelle recite dai preti ,iniziando a guadagnarmi da vivere suonando l’organo in chiesa. Ho suonato nei piano bar, ho studiato. Ho sempre sentito tutta la musica: classica jazz. Da adulto ho iniziato ad ascoltare anche la musica pop che da giovane snobbavo…però non lo so. Non è mai passato un giorno della mia vita senza che ci fosse la musica e mi auguro che sia sempre così” E l’incontro con il cinema quando è iniziato? “Io avevo una grande passione, un desiderio, grande, di fare musica per il cinema. Ho avuto la fortuna, la buona stella di incontrare Silvano Agosti che stava facendo dei cinegiornali per il movimento studentesco.
In maniera artigianale creai materiale per una colonna sonora. E poi Agosti mi chiamò per il suo film, ne feci la musica. Il film lo vide Marco Bellocchio e mi chiamò. Quel film è stato presentato (in una nuova edizione curata dal regista) ieri a Venezia, “Nel nome del Padre”, film ancora sconvolgente: da allora non mi sono più fermato, con una media di quattro film l’anno.

Ci sono registi, viene alla memoria Kubrick, estremamente attenti alla musica nei loro film.
I registi italiani hanno la stessa attenzione o si affidano direttamente al compositore? 
“Ci sono registi diversi, alcuni con grande cultura musicale come i fratelli Taviani. C’erano registi con un grandissimo intuito, come Fellini, che non aveva una grande conoscenza musicale. E ci sono registi maniacali tout court come Nanni Moretti: per il rumore la parola, per i costumi”.
Le coppie storiche del cinema, musicista e regista: Bernard Herrmann Alfred Hitchcock, Danny Elfman e Tim Burton, Ennio Morricone e Sergio Leone. Nino Rota con Federico Fellini. Qual’è il regista con cui vorrebbe lavorare in maniera stretta, continuativa? “Io ho sofferto molto per il fatto che si sia interrotta la collaborazione con Fellini..però quegli incontri, Herrmann-Hitchcock, sono incontri che hanno una durata, poi finiscono. C’è chi dice, nell’ambiente ,che anche li c’è la crisi del settimo anno. A parte Rota: li avrebbe fatti tutti, ma è un’eccezione nell’eccezione.
Io ho delle consuetudini: tre film con Roberto Benigni, forse ne faremo altri. Tre in Francia con Philippe Lioret. E’ chiaro, al terzo quarto film ci si capisce al volo, si vince quella diffidenza iniziale”.

Il suo lavoro si divide tra cinema teatro e musica. Quale altra cosa amerebbe realizzare? 
“Ho avuto la grande fortuna di riuscire a fare tutte le cose che volevo fare. L’ultima opera che ho composto l’ho fatta proprio grazie alla generosità che mi circonda, dato che è un’opera molto sperimentale , “Viaggi di Ulisse”. L’abbiamo presentata a Ravello e a Benevento. La presenteremo a Roma l’8 novembre all’Auditorium dell’università de “La Sapienza”. Questa è una grande fortuna: la libertà di fare quello che ti passa per la testa. Ieri Marco Bellocchio ricevendo il Leone d’oro alla carriera ha detto delle parole molto commoventi: ‘la condizione prima in cui deve vivere un’artista è la libertà. Ma la libertà non è una cosa che si conquista una tantum,ma di tempo in tempo’. Anche la libertà di cambiare rotta. Mi riservo per il futuro di prendermela, questa libertà”.

Lei domani sarà sul palco di Piazza del Popolo per il decennale dell’11 settembre.
Il ricordo di quel momento.
“E’ un ricordo scioccante come per tutti. L’ho saputo dalla televisione mentre lavoravo con Luigi Magni ad una sceneggiatura. E mano a mano questa notizia cresceva, fino a diventare insopportabile, con le immagini che si vedevano. Oggi a dieci anni di distanza mi viene di ‘unirmi al coro’, un coro civile che alza la voce per non far dimenticare quell’11 settembre. A fianco di questo, mi piacerebbe un piccolo coro che ricordasse un altro 11 settembre: quello del 1973 quando il generale Pinochet ha fatto il colpo di stato in Cile, provocando la morte di Allende e creando una dittatura fascista. Che nel bilancio finale ha fatto altrettanti morti o forse di più…non voglio contarli. L’11 settembre del 2001, però…..” 

E’ tempo di salire sul palco, “La vita: istruzioni per l’uso” sta per iniziare. Parte l’applauso del pubblico.

Redazione web Feste Democratiche - Roberto Soriani
Foto H24/Toni-Ugolini
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